A casa di Sarr, ragazzo senegalese, tra razzismo e speranza

Sarr ha solo 23 anni e il sorriso di un fanciullo che si emoziona davanti alla vita qualunque cosa accada.

Sarr ha qualche amico, una casa, un piccolo lavoro e un grande cuore che cerca speranza.

Djibril Sarr, senegalese, è arrivato in Italia cinque anni fa con la traversata di cui molti oggi parlano senza sapere davvero cosa significhi.

Senza conoscere il dolore, le lacrime, la disperazione.

Senza sapere il grande bagaglio interiore che si è costretti a portarsi dietro giorno dopo giorno.

Ora vive in una casa a Tavazzano, vicino Lodi, insieme a Tahiru Abdullai, compagno di viaggio con il quale condivide pensieri, immagini, suoni, emozioni.

Un giovane partecipe della vita che cerca risposte, che vola a cavallo della sua tigre su strade deserte di luce e stella del cielo ritrova meraviglia.

Sognatore con l’anima da poeta.

Djibril Sarr

A casa di Sarr, ragazzo senegalese tra razzismo e speranza

Ho incontrato Sarr grazie a una mia amica, Annamaria, già si conoscevano molto bene, per via di un corso di Italiano, fatto tempo prima.

Annamaria Sgorlon, insegnante delle scuole superiori, è osservatrice della realtà e aiuta a comporre pagine e pagine di storie. Ha il potere di entrare nel profondo di chi la ascolta, di restare impressa per sempre. Questo è un grande dono.

Sarr l’altra era ci ha invitati nella sua abitazione per una cena senegalese, per richiamare il profumo di casa, per ridisegnare radici e ritrovare identità.

I sogni non volano via.

Mentre insieme a Tahiru e Ansu (un loro conoscente venuto per l’occasione da Bergamo) riempiamo i piatti di riso e verdure, inizia il racconto di tempi lontani e vicini, di ciò che è stato e che non tornerà più.

Una storia di riscatto la sua, una vita vissuta alla ricerca della felicità ora trovata nella compagnia, nello stare insieme.

A turno laviamo le mani e poi ci tuffiamo in Africa e con le dita iniziamo a mangiare.

Il profumo del cibo inebria l’aria e cerchiamo tutti di conservarlo il più a lungo possibile, per non perderlo.

Ci insegnano i poeti sulla via del mare che l’accoglienza, la condivisione, la solidarietà sono ingredienti fondamentali per un mondo giusto.

Sarr e i suoi amici raccontano purtroppo del clima di odio e discriminazione che trovano a Tavazzano, anche loro in prima persona vittime di violente parole che li hanno calpestati.

La signora che ogni volta mi urla “tornatene al tuo paese»

«Sul treno» racconta Sarr «sono stato più volte vittima di razzismo, una signora ogni volta che mi vede mi urla in faccia di tornarmene al mio paese, questa è sempre una ferita nell’anima anche se ormai mi ci sono quasi abituato».

Anche Tahiru racconta di una esperienza vissuta poco tempo fa al supermercato: «Sono entrato per fare la spesa e una guardia mi ha subito fermato chiedendomi di chiudere la borsa che avevo in mano, è passata nello stesso momento un’altra signora, ma lei non l’hanno fermata, perché questo? Hanno fermato solo me, poiché sono nero, ed erano spaventati che io potessi avere un coltello o potessi rubare qualcosa, mentre la donna italiana non l’hanno fermata. Perché i furbetti dobbiamo essere sempre noi che non siamo nati qui? Abbiamo un cuore, delle emozioni, pensiamo e parliamo come tutti gli altri, non basta questo? L’accaduto mi ha fatto sentire inferiore, diverso, provocando in me una profonda ira».

Le parole di Tahiru e Sarr fanno pensare, provocano nella mente idee, sensazioni, stati d’animo che non si riescono a tramutare in parole.

Il silenzio cala sulla tavola

Il silenzio cade sulla tavola e tutti ci guardiamo e ci stringiamo le mani, consapevoli della forza dell’umanità che corre nelle nostre anime unite per sempre.

Questo basta a noi per riprendere la serata, ma non di certo a tutti quelli che ogni giorno subiscono la potenza delle discriminazioni, a quelli che si tolgono la vita sotto il sole, in un campo di grano, a quelli che muoiono nel viaggio della speranza, a tutti coloro rinchiusi in una prigione di solitudine.

Stare con Sarr (con Annamaria, Tahiru e Ansu) arricchisce la gioia, dona la speranza di poter continuare a camminare, anche se la strada talvolta è difficile, anche se non sempre si riesce a fare quello che si desidererebbe.

La luna rossa nel cielo d’estate, questa notte viene nascosta dalle nuvole che la proteggono, la curano nell’attesa.

Si gira e si rigira nelle lenzuola dell’infinito e tornando a casa dopo questo magico incontro di stelle e di sogni che si avverano, ritrovo nella luna il sorriso di Sarr, il suo cuore, l’energia che ogni volta mi regala, vorrei poter scrivere con lui e di lui ancora e ancora, vorrei poter trovarmi all’altezza di un uomo che gioca con la vita, la accarezza e non la lascia più.

Questo mi emoziona e mi stringo nel suo abbraccio.

Ermanno Merlo