Assenze e voto segreto in Parlamento: il calzolaio di Nino è stato un apripista

Non sarebbe il caso che i parlamentari cominciassero a giustificare le loro assenze con gli elettori? Ma sì, tipo il vecchio caro libretto delle giustificazioni che a scuola bisognava far firmare a "un genitore o a chi ne fa le veci".

Ieri, mentre scattava la “tagliola” per affossare la legge Zan, c’era un senatore della Repubblica italiana volato a Riad, in Arabia Saudita.

Mi chiedo sempre più spesso perché Matteo Renzi (ma non è il solo) possa assentarsi dai lavori parlamentari senza un giustificato motivo. In altre parole, potrei capire se fosse stato in missione per qualcosa legato al suo ruolo di senatore. Ma così non è.

Renzi, a dirla tutta, è in buona compagnia: l’assenteismo alla Camera e al Senato è una “malattia” di cui soffrono molti rappresentanti del popolo. Che li ha votati, li ha eletti, ma non ha il diritto di sapere quello che fanno e lo scoprono quasi sempre grazie a indiscrezioni giornalistiche.

Assenze e voto segreto: il calzolaio di Nino è stato un apripista

Per fare un esempio: il sito True-news.it ha analizzato il “registro delle presenze” di un altro parlamentare, Tommaso Cerno (eletto nelle liste del Pd), scoprendo che è “diventato famigerato per il suo record assenteista in Parlamento: conta solo 410 presenze su su 6.950 votazioni“.

L’assenteismo, però, non ha bandiere ed è perfettamente bipartisan.

Mi chiedo: più che giustificarsi con l’istituzione (quando si tratta di assenze motivate) non sarebbe il caso che i parlamentari cominciassero a giustificarsi con gli elettori? Ma sì, tipo il vecchio caro libretto delle giustificazioni che a scuola bisognava far firmare a “un genitore o a chi ne fa le veci”. Lo ricordate? Chissà se è ancora in uso.

Certo, anche in quel caso era possibile bluffare. Falsificando la firma. O facendo ricorso alla fantasia. Come accadde quando frequentavo la seconda media.

Una mattina “indicemmo” uno sciopero di classe perché ci tenevano al freddo (l’unica stufa elettrica in tutta l’aula era posizionata sotto la cattedra a beneficio del professore di turno). Ovviamente, per farci rientrare, il giorno dopo, il preside pretese che fossimo accompagnati da uno dei genitori.

Vidi un mio compagno di classe insieme a un signore che non avevo mai visto prima e che ero certo non fosse suo padre, che conoscevo.

Presosi il rimprovero dal preside, con sussiegoso assentire del tizio accompagnatore, Nino, il mio compagno, tornò in classe. Gli chiedemmo chi fosse quel tipo. Scoprimmo che era il calzolaio di sotto casa al quale aveva chiesto la cortesia di fingersi suo padre per non dire nulla in casa del giorno di assenza ingiustificata.

Il voto segreto oscura la casa di vetro

La storia mi è tornata in mente non solo per motivare la richiesta di giustificazione dell’assenza dai lavori parlamentari. Penso possa essere utilizzata per parlare di un altro “mistero” che io non mi spiego.

Parlo del voto a scrutinio segreto. Perché i parlamentari non mettono la faccia sulle decisioni che assumono? Perché io elettore non ho il diritto di sapere se colui che mi rappresenta ha votato pro o contro una legge? Altro che casa di vetro, come amano alcuni definire le istituzioni.

Lo so. Sono un ingenuo: se si abolisse il voto segreto, andrebbero a p… tutte le trame che si snodano e si intersecano tra i partiti, le correnti dei partiti, il “lavoro ai fianchi” dei gruppi di pressione (sull’affossamento della legge Zan ieri poco riflettevano sul peso avuto dalla Chiesa e dimenticavano che i cattolici sono in ogni partito).

Metterci la faccia. Forse è chiedere troppo a una platea con tante facce come…

Antonio Murzio

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