Brutti, sporchi e cattivi: niente panchina

Come si combatte il degrado di una città? Secondo la sindaca leghista di Lodi, Sara Casanova, rimuovendo una panchina.

E’ il provvedimento adottato e messo in atto per evitare che un gruppo di persone (alcune senza fissa dimora) possano continuare a stazionare davanti a un supermercato in centro, a poche decine di metri dalla piazza principale e dal Duomo.

Brutti, sporchi e cattivi: niente panchina

La rimozione è stata eseguita a favore di obiettivo fotografico nei giorni scorsi, in modo da avere la foto sul quotidiano locale che descriveva le gesta della sindaca, in passato già protagonista di altre performance (leggi l’esclusione dei bambini figli di immigrati non ammessi nelle mense scolastiche, delibera poi ritenuta discriminatoria in due gradi di giudizio e costata alla collettività circa 30mila euro di parcelle legali pagate dal Comune).

“Impediamogli di sedersi!”

L’aspetto ridicolo della questione è che in realtà a essere stata rimossa è stata una sola panchina, altre, distanti solo pochi metri, sono rimaste al loro posto. A onor del vero, un’altra panchina è stata smontata: quella davanti alla Biblioteca comunale, dove i frequentatori erano soliti sedersi per una pausa dalle attività di studio. Secondo una consigliera comunale (inutile specificare, anche lei leghista), ordine e pulizia sono stati ristabiliti rimuovendo quella seduta perché sopra ci avevano scritto frasi con i pennarelli e, ancora peggio (secondo la sua visione), qualche povero cristo l’aveva utilizzata come base non solo per sedercisi ma perfino per mangiare.

Gli assembramenti sono prerogativa solo della sindaca

Per oggi, domenica 11 aprile, il Comitato Uguali Doveri (nato in occasione della malfamata delibera sulle mense) aveva organizzato un flashmob (bloccato dal maltempo) in cui ognuno avrebbe potuto portare con sé un libro e una sedia e piazzarsi per protesta sul corso dove si affaccia il supermercato.

Gli attivisti del Comitato sono stati accusati di voler difendere l’indifendibile, dato che i bivacchi costituiscono assembramenti, vietati in questo periodo a causa delle restrizioni anti Covid. Il consigliere di opposizione Simone Piacentini (Pd) su Facebook ha pubblicato un “promemoria” di quando a non preoccuparsi degli assembramenti era stata proprio la sindaca Casanova, che aveva festeggiato un compleanno nel Parco tecnologico padano con tanto di invitati (uno dei quali aveva postato la foto sui social) in piena prima ondata della pandemia.

Troppo facile prendersela con persone che vivono ai margini e dare una “mano di vernice” ai problemi della città (la storia della panchina fa il paio con le strepitose operazioni contro l’abusivismo della polizia locale, dove la merce sequestrata è sempre ai danni di qualche sciagurato venditore di calzini o accendini, quasi sempre di colore).

La Ballata delle panchine rimosse

L’amministrazione di centrodestra di Lodi usa il metodo di coloro che lucidano solo la punta delle scarpe, visto che spesso è la sola parte visibile agli occhi degli altri. Il resto della scarpa lo si può lasciare sporco (basta farsi un giro in città per rendersi dei cumuli di immondizia abbandonati fuori dai cestini, per non parlare di quello che c’è lungo l’Adda.

La storia delle panchine è stata commentata da Laura Tagliaferri, consigliera comunale d’opposizione e docente di lettere, in una “Ballata delle panchine rimosse” che vi proponiamo. Come si diceva un tempo, a seppellire certi personaggi, ci penserà una risata.

Cominciando dal principio
questo mio strano poema
giunse un giorno in Municipio
la notizia di un problema:
“C’è una panca, in corso Umberto
dove stan dei disgraziati!
Oh mia Sindaca, son certo
che son proprio dei drogati.
Sono brutti e mal vestiti
e sprigionano un olezzo…
ma da dove sono usciti?
mi fan proprio un gran ribrezzo!”
E la Sindaca, infuriata,
convocò la Giunta intera:
“Soluzione va trovata,
o restiam qui fino a sera!”
Dopo un gran rimuginarci
ecco l’illuminazione:
“Come ho fatto a non pensarci?
Presto, ho una soluzione!
Giammai questa cittadina
ebbe un Sindaco più acuto:
rimuoviamo la panchina,
risolviamo in un minuto!”
Con dei gran festeggiamenti
quella panca fu levata,
ma ora state ben attenti,
che la storia è continuata.
Biblioteca: lì davanti
bivaccavan dei ragazzi,
ogni giorno erano tanti,
generavano schiamazzi.
“Via anche quella, di panchina:
più non si potran sedere!
Esser Prima Cittadina
è davvero un bel mestiere”.
Si sentiva assai nel giusto
e altra panca fu rimossa,
sol che poi ci prese gusto:
“Orsù, Giunta, alla riscossa!”
Ogni cosa lei levava,
ma la gente non spariva:
solamente si spostava
et voilà, ricompariva.
Tolse il ponte ed i giardini,
le botteghe? Fan schiamazzi!
Via le piazze e i sampietrini,
via anche il fiume ed i palazzi.
Si sentiva un gran portento,
però non le venne in mente
che togliendo il pavimento,
sotto non restava niente.
E oggi quella cittadina
che fondò un dì il Barbarossa
più non c’è sulla cartina:
resta solo una gran fossa.
E sul ciglio del burrone
sta la Sindaca accigliata:
“Ma dov’è il nostro Torrione?
Ma dov’è la Tortionata?”
Con nel cuore un gran patema
ha capito la lezione:
che rimuovere il problema
non è mai la soluzione.

(dal profilo Facebook di Laura Tagliaferri)
Antonio Murzio