Cara Lega del Filo d’oro, basta con le pubblicità intrise di pietismo

Cara Lega del Filo d’Oro, mi trattengo da mesi, ma non ne posso più: non sopporto le vostre pubblicità intrise di pietismo e autocommiserazione, con quella voce strappalacrime e quella musica triste. Non è dignitoso e non è giusto per tutti noi che speriamo che il futuro riservi a noi e ai nostri figli con disabilità, rispetto, pari opportunità e uno sguardo libero da pregiudizi.

Lo spot del Filo d’oro del Natale scorso

Non so chi le abbia pensate e come si possa pensare di mendicare, nel 2021, i fondi per le vostre giustissime e utilissime attività, sfruttando le lacrime e la disperazione dei genitori per la diversità dei loro figli  e non sottolineando la gioia per i risultati ottenuti e per la serena e spesso allegra normalità che noi viviamo. Dobbiamo abituare le persone a capire che, per salvare un mondo, è sufficiente riuscire a riabilitare una falange. Che ogni piccolo passo avanti, nella vita delle nostre famiglie, è stato fonte di emozioni inimmaginabili e di felicità e che, al contempo, ogni sguardo commiserante (lo sguardo che ferisce, scrive il Leone), ci ha fatto venire voglia di prendervi a pugni per la vostra ignoranza e superficialità. E ci siamo trattenuti, non sapete quanto ci costi.

Cara Lega del Filo d’Oro, ogni volta che c’è la vostra insopportabile pubblicità, sono costretta a cambiare canale per il fastidio e la rabbia. E vorrei che vedeste lo sguardo esasperato dei miei figli. Vogliamo inclusione, non suscitare pietà.  Tutti soffrono a questo mondo, non solo noi, e tutti hanno il diritto di trovare sguardi sorridenti, anche noi. #legadelfilodoro ora basta!

Alessandra Casula

L’autrice, avvocato, è mamma di Federico Leone Bonifati, affetto da una grave disabilità motoria