Cercasi vittima giovane, di bell’aspetto e con book fotografico per parlare di morti sul lavoro

Ho deciso di non andare a rovistare nei profili social di Luana, né di pubblicare una sua foto, perché a me quello che interessa della sua storia non è sapere quale aspetto fisico avesse: a me interessa - e mi fa indignare - che nel 2021 si muoia ancora sul posto di lavoro.

Luana era giovane, di bell’aspetto e aveva pubblicato molte foto sui suoi profili social.

Luana è l’operaia di meno di 23 anni morta l’altro giorno in una fabbrica tessile di Prato, uccisa da un macchinario. Da ieri i giornali e i social non fanno altro che proporre scatti che la ritraggono in pose anche ammiccanti, come sono quelli che mediamente postano tutti i ragazzi di quell’età sui social.

Ho deciso di non andare a rovistare nei profili social di Luana, né di pubblicare una sua foto, perché a me quello che interessa della sua storia non è sapere quale aspetto fisico avesse: a me interessa – e mi fa indignare – che nel 2021 si muoia ancora sul posto di lavoro. Lo ha fatto per il Corriere della Sera, però, la scrittrice Silvia Avallone: spero presto se ne vergogni.

Perché, diciamocelo senza tanti giri di parole: ricordate per caso i volti di Andrea Masi, morto a 18 anni, al suo primo giorno di lavoro, colpito da un elevatore a Milano?

Vi dice nulla il nome di Pierluigi Saporiti? E, soprattutto, sapreste collegarlo a un volto? Eppure anche lui – aveva 55 anni – è morto in un incidente sul lavoro schiacciato dalle lamiere di un container.

L’elenco potrebbe continuare, perché di morti sul lavoro ne piangiamo in media due al giorno.

Perché allora se ne parla solo adesso che a rimetterci la vita è stata una ragazza di bell’aspetto? Non ho risposte, se non quella che rimaniamo fondamentalmente un popolo di pornografi della morte.

La pietas – cristiana o meno – per una vita che si chiude, per di più tragicamente – assume i contorni tristi della pruderie: guardiamo la foto di Luana e non pensiamo magari alle levatacce alle quali era costretta per i suoi turni di lavoro, alla vita difficile che doveva avere per dividersi tra lavoro e figlio di cinque anni.

No, pensiamo che voleva fare cinema (aveva fatto la comparsa in un film di Pieraccioni). Io non penso che sia morta sul lavoro un’attrice mancata. Io penso all’ennesima vittima di una strage sulla quale continuo a notare l’assenza della politica. E la bava alla bocca dei pornografi della morte.

Antonio Murzio

Ps. Ieri ho criticato il Manifesto per aver relegato la notizia in poche righe in terza pagina, oggi ammiro la sua scelta di non pubblicare di Luana neppure una fototessera pur aprendo il giornale sulle morti bianche.

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