Grillo, i giocolieri del pisello e le belle addormentate da stuprare

“Potere è godere” recita lo slogan dell’ultima campagna pubblicitaria di Poltroneesofà, che da anni, com’è ormai nelle logiche del marketing, esercita in forma compulsiva il potere strisciante della persuasione attraverso i media.

Che il pulpito mediatico sia luogo di potere lo sappiamo tutti, anche noi comuni mortali costretti ad assistere quotidianamente a performance da avanspettacolo da parte di personaggi pubblici, che il web, facile terreno di conquista, rende rapidamente virali.

Non dovrebbe essere troppo difficile capire anche che il godere, di cui il potere si fa garante, non si limita al piacere del relax su un comodo divano, ma permette ben più vantaggiosi privilegi. Il potere può permettersi il lusso di sdoganare come diritti inalienabili quelli che sono privilegi estorti con la sopraffazione. A patto di mantenere alta la guardia e forti le alleanze.

Il Grillo sparlante

Da quando Beppe Grillo ha sconfinato dai palcoscenici dell’intrattenimento a quelli della politica senza soluzione di continuità quanto a stile, linguaggio e mezzi espressivi (non entro nel merito dei contenuti), per inaugurare l’era dell’antipolitica, il sessismo, senza dubbio preesistente e onnipresente sottotraccia, è stato nobilitato a lessico aulico e la volgarità a raffinata dialettica politica. Dal trivio alle piazze reali e mediatiche e dalle piazze al Parlamento il passo è stato breve.

A questo punto indigna, ma non stupisce, l’arringa difensiva diffusa urbi et orbi da un Grillo sparlante, in difesa del proprio rampollo, accusato di stupro di gruppo ai danni di una ragazza. Ai maligni verrebbe da pensare che qualche presa devono avere avuto sull’educazione del giovanotto le bordate pubbliche del padre, aizzanti allo stupro di avversarie politiche.

Le “ragazzate” di Ciro Grillo

Dopo 16 mesi di indagini preliminari, lo scorso novembre, la Procura di Tempio Pausania ha chiesto il rinvio a giudizio per Ciro Grillo, figlio del comico e garante del M5S, e tre amici che nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2019 avrebbero stuprato una ragazza italo-svedese diciannovenne durante una vacanza in Costa Smeralda. Ora è in ballo il giudizio (art. 429 cpp) o il non luogo a procedere (art. 425 cpp). E appaiono dunque con chiarezza i motivi per cui papà Grillo, giocando la carta della visibilità e del potere acquisito, sta promuovendo un processo mediatico per l’assoluzione tout court dell’incauto figliolo. Sono oggetto di lagnanza i due anni di indagini, durante i quali gli indagati, avendo goduto di piena libertà, come previsto dalle norme, si erano illusi di averla sgamata. Se ne faccia una ragione Grillo: i tempi della giustizia sono biblici, anche per le vittime. Metti poi che a qualcuno sovvenga di eliminare la prescrizione…

Le ragioni che accampa nell’accorata arringa difensiva del proprio figliolo appartengono al trito repertorio dei negazionisti della violenza: eufemizzazione e ribaltamento delle colpe sulla vittima. Poco originale.

“Sono ragazzi, vogliono solo divertirsi”.

Questo basta ad autorizzare spensierati ragazzotti a girare col pisello al vento, in cerca di belle addormentate, ubriache o, al bisogno, da ubriacare. Ma, poiché il rapporto uno ad una non sempre garantisce il successo, meglio unire i piselli e, a imperituro ricordo, filmare l’impresa, perché il divertimento sta lì, nel potersi gloriare della propria incontinente virilità. E, contenti loro, i nostri eroi, contenti tutti, anche la ragazza, che da vittima diventa beneficiaria di cotanta delizia. Con questo spirito altruistico si istiga allo stupro di donne non allineate?

Scontata quanto patetica risulta la solita difesa dell’indifendibile che si fa offesa della vittima. Per il nostro sistema giudiziario l’imputato è presunto innocente fino al terzo grado di giudizio, garantismo che sconta i suoi limiti nella simmetrica presunzione di colpevolezza e malevolenza da parte della vittima, altrettanto presunta. Perché non ha manifestato nell’immediato disagio evidente, perchè ha denunciato solo dopo otto giorni (se la legge concede un termine di 12 mesi ci sarà una ragione), perché non ha avuto “comportamenti tipici di una vittima di stupro”… Sembra che tutti abbiano esperienze in merito e sappiano esattamente quali sono i vissuti e quali le reazioni fisiche ed emotive di una vittima di stupro. Tutti stuprati?

O tutti stupratori? Sicuramente sono tanti (maschile neutro) quelli pronti a difendere quel potere che è godere di ingiusti privilegi, passando come un rullo compressore sul trauma delle vittime (disturbo post traumatico da stress) e sulle indelebili conseguenze.

I giocolieri del pisello

Non stupiscono neppure le manifestazioni di solidarietà al povero padre affranto da parte di illustri nomi del nostro giornalismo, non dopo che una recente indagine ne ha rivelato l’impronta fortemente sessista e l’alta percentuale di molestie sessuali sulle colleghe. Solidarietà che non contempla i genitori della vittima, che pure, oltre a una madre, ha un padre che si presume altrettanto affranto. Uno vale uno, sì, ma sempre con le dovute eccezioni.

Spiace davvero. E spiace perché sappiamo che la stessa connivente solidarietà i nostri giocolieri del pisello la troveranno molto facilmente anche in giudizio, dove sul banco degli imputati siederà la “presunta” vittima. Per cui, francamente, non si capisce di che debba temere il buon padre (castrazione chimica? Ma dai, vale solo per chi sbarca dalle navi delle Ong) , dal momento che le condanne per stupro sono mosche bianche e che grazie a Codice Rosso –ironia della sorte, voluto proprio dalla Bongiorno, che ha assunto la difesa della vittima- , anche in caso di condanna, il non più soltanto “presunto” stupratore potrà sostituire la pena detentiva con un percorso rieducativo. La solita pacca sulla spalla, un inchino ammiccante alla fallocrazia. Potere è godere. Anche di impunità.

Giovanna Ferrari