Ibra, LeBron James, Sanremo e la potenza della voce

Zlatan Ibrahimovic mi è sempre piaciuto tanto. Sia come calciatore (e a chi non piace?) che come personaggio. Un calciatore-attore, costruitosi sui campi di gioco e allo specchio con grande meticolosità. A metà tra un uomo fatto, virile e immortale e un bambino col pizzetto, il codino, i tatuaggi e l’ingenua inconsapevolezza che presto, più che di pallone potrebbe dover occuparsi di prostata infiammata e di improvvisi colpi della strega. D’altronde, superati i 40 anni, può capitare anche ai migliori. Anche a chi nel campionato di calcio italiano continua a stupire nonostante qualche capello bianco di troppo.

Nei giorni scorsi il campione per metà slavo e per metà svedese se l’è presa con LeBron James, stella della NBA e da sempre impegnato sul fronte dei diritti civili. Ibra, riferendosi proprio al giocatore di basket afroamericano, ha fatto sapere al mondo che non gli piacciono le persone con qualche tipo di “status” che parlano di politica. Una cosa simile era stata partorita due anni fa dalla mente dello juventino Leonardo Bonucci, interpellato dai giornalisti sulle reazioni pro-Erdogan dei calciatori turchi dopo l’inizio della guerra in Siria: “Calcio e politica – aveva detto – non devono mescolarsi”, un modo scaltro per non prendere posizione su nulla. Mentre Claudio Marchisio, altro ex juventino che di politica parla spesso, aveva pubblicamente condannato i bombardamenti turchi in Siria.

Ma tornando al caso Ibrahimovic-LeBron James, la risposta di quest’ultimo non si è fatta attendere. Il cestista statunitense ha ricordato che proprio lo svedese tempo fa aveva denunciato di subire razzismo in campo da parte dei suoi connazionali per “colpa” del suo cognome, diverso dai vari Andersson o Svensson. “Non c’è modo che io stia zitto e mi limiti allo sport – ha ricordato LeBron a Ibra – la mia voce è potente e voglio lottare contro le ingiustizie. Sono la persona sbagliata da criticare perché parla di politica, ho una mente educata, mi preparo prima di dire certe cose. Ho i 300 ragazzi della mia scuola di Akron a cui pensare, che vedono ingiustizie ogni giorno”.

Ecco, forse quelli come Ibrahimovic e Bonucci, ammirati e seguiti anche sui social da tantissimi ragazzi, non capiscono, o fingono di non capire, quanto sia potente ogni scelta che compiono e ogni cosa che dicono. In Italia, inutile dirlo, la polemica a distanza tra il calciatore e il cestista è passata in secondo piano. Forse perché c’era una giornata di campionato di cui occuparsi, o forse per non offuscare l’immagine dell’attaccante del Milan, prossimo ospite d’onore al Festival di Sanremo in onda sulla tv di Stato. Anche in questo caso, però, un dubbio resta: Ibrahimovic, in quella sua invettiva, aveva consigliato a LeBron di fare solo quello che gli esce bene, e cioè giocare a basket. Alla luce di ciò, viene da chiedersi cosa farà lui nella città dei fiori. Si limiterà a fare tutte le sere due palleggi sul palco dell’Ariston con Fiorello? Oppure canterà? Nel caso optasse per quest’ultima ipotesi, sarebbe bello ricordarsi delle parole di LeBron James sulla potenza della voce. Stonare in mondovisione potrebbe risultare davvero imbarazzante.

Francesco Veltri

L’autore è giornalista e scrittore, autore del libro Il mediano di Mathausen (Diarkos) sulla storia del calciatore Vittorio Staccione.