Il business è nel calcio, gli altri sport figli di un dio minore

Nell’economia nello sport, il business è andato sempre più a progredire. Basta pensare a quanti sponsor investono nelle varie competizioni e a quanto incidono i famosi “diritti televisivi”.

Le Olimpiadi, così come gli altri eventi di grande prestigio, rappresentano un’importante fonte occasione di guadagno.

Nonostante lo slittamento di dodici mesi, gli organizzatori prevedono che i Giochi e le Paralimpiadi produrranno un impatto positivo sull’economia del Giappone, nel periodo compreso tra il 2013 e il 2030, pari a 166,6 miliardi di euro(nella sola prefettura di Tokyo), e più di 266,6 miliardi di euro su scala nazionale, con un effetto leva sull’occupazione: 1,94 milioni di posti di lavoro, di cui 1,3 milioni solo sul distretto di Tokyo.

Così come è stato calcolato, ad esempio, che le prossime Olimpiadi di Milano e Cortina 2026 porteranno 20.000 posti di lavoro e 5 miliardi di euro di valore aggiunto per l’Italia.

Il business è nel calcio, gli altri sport figli di un dio minore

Lo sport in Italia vale quasi 3 miliardi di euro, con il calcio che contribuisce per l’80% assicurando ricavi per oltre 2,39 miliardi di euro in un solo anno.

Un livello irraggiungibile, si pensi che tutti gli altri sport di squadra messi assieme nel nostro paese riescono a generare circa 300 milioni di euro.

In un solo anno (2018) in tutta Italia sono stati organizzati 104.372 eventi calcistici, 285,9 al giorno, che hanno visto la partecipazione di 23.447.402 persone.

Tutti gli altri sport di squadra, 13.118 eventi. Ancora minori il seguito e i ricavi degli sport individuali, 197.911.186 euro per 6.975 eventi.

La Lombardia terra di eventi sportivi

Gli “altri sport” (sotto i quali rientrano nuoto, pallanuoto e gli sport invernali) appaiono “figli di un Dio minore”: nonostante i 9.773 eventi organizzati nel 2018, il volume d’affari è stato poco più di 90 milioni di euro, a causa del gran numero di eventi a ingresso gratuito.

Secondo i dati Siae, è la Lombardia la terra degli eventi sportivi, visto che nel 2018 il fatturato dello sport è stato di 751.157.218,96 euro; segue il Piemonte con 467.073.754,21 e poi l’Emilia Romagna con 345.847.694,59 euro. Nel Sud la Campania è la regione con i maggiori ricavi proveniente dal calcio, 135,7 milioni di euro, dove si nota la forte presenza dell’indotto generato dal Napoli e dalla Salernitana.

Il giro d’affari intorno agli eventi sportivi si sviluppa in diversi modi, il primo riguarda la vendita dei biglietti per assistere di persona agli eventi, la seconda fonte di introiti sono invece i cosiddetti incassi commerciali, derivanti dalle sponsorizzazioni e dal merchandising (che conta, in genere, per il 20-35% dei ricavi delle squadre).

Per le partite di calcio incidono sempre più i diritti televisivi

L’ultima fonte di entrata è rappresentata dai diritti televisivi per la trasmissione degli eventi, che costituisce la nuova frontiera del business per le società sportive. Il trend vede infatti un progressivo incremento proprio dei ricavi commerciali da diritti televisivi, mentre quelli derivanti dalla vendita dei biglietti sembrano destinati a ricoprire un ruolo sempre più marginale.

La capacità di generare audience televisiva rappresenta il vero business, ma il grande incremento dei canali televisivi ha creato una progressiva frammentazione. Solo i principali eventi (Olimpiadi, Mondiali di calcio, Super-bowl, tornei internazionali di tennis, ecc.) riescono a conservare telespettatori e share: questo consente ai titolari dei diritti (società sportive, organizzatori, federazioni ecc.) di avere un grande potere contrattuale.

L’esempio della Superlega di calcio

La storia della “Superlega” di calcio, che ha attirato tanta attenzione mediatica, ne è un esempio.

Le ragioni prettamente economiche, come spiegato nel comunicato con cui gli stessi club hanno annunciato la nascita del loro progetto, risiedono in un “affare” stimato in diversi miliardi di euro, che ha provocato un’avversa reazione da parte delle istituzioni, dei mass media e degli sportivi e ha fatto fallire il piano messo in atto da alcune grandi società calcistiche europee.

Per inquadrare meglio il problema bisogna capire le ragioni dell’iniziativa.

I dodici fondatori e promotori della Superlega sono grandi club (Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Barcellona, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Milan, Real Madrid e Tottenham), con oltre un miliardo di debito complessivo (come Real e Barcellona), in mano a fondi privati (come il Milan) o con problemi di gestione (come l’Inter).

Ma non solo: tre proprietà dei club inglesi sono americane, un’altra appartiene a un magnate russo e un’altra ancora a un trader inglese, ma residente alle Bahamas.

Antonio Coviello

Fonte: Almanacco CNR