Primo Maggio a Portella della Ginestra, il primo atto di un lungo e strisciante colpo di Stato

Per la storia di Italia il Primo Maggio non è “solo” la Festa Internazionale dei Lavoratori ma rappresenta anche il primo atto del lungo e non sempre strisciante colpo di stato che ha trovato il suo culmine con l’omicidio Moro.

Questo primo atto si è tenuto a Portella della Ginestra quando, la ricorrenza sarebbe stata anche l’occasione per celebrare la vittoria delle sinistre alle elezioni dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Sappiamo tutti come si concluse quella giornata e quanto sangue fu sparso, meno noto cosa precedette la strage e ancora più sconosciuto quello che sarebbe potuto essere l’epilogo della giornata.

Primo Maggio a Portella della Ginestra, il primo atto di un lungo e strisciante colpo di Stato

I testimoni di quell’evento raccontano che nei giorni precedenti ricevettero degli strani segnali come quelli del bigliettaio della corriera che cominciava le corse con uno strano conto alla rovescia “meno sette giorni alla lezione”, con il giorno zero che corrispondeva proprio con il Primo Maggio 1947.

Per non parlare di chi veniva avvisato, a sua tutela, da amici più informati, che non era il caso di andare al comizio quel giorno per finire alle assenze di diversi componenti dell’orchestra passando dallo scherno che accompagnava i contadini che cantando si recavano al luogo del ritrovo “partite cantando ma tornerete piangendo”.

“Partite cantando ma tornerete piangendo”

La faccenda della lezione era abbastanza chiara ma non si immaginava che consisteva in mitragliatrici militari poste su un’altura, mitragliatrici che avrebbero falciato decine di individui indifesi di cui undici che non si sarebbero più rialzati oltre a quattro che sarebbero morti a causa delle ferite riportate e un paio uccisi poi perché si trovavano troppo vicini agli autori della strage.

Evidentemente qualcosa era più chiaro ai capi mafia della zona che, presumibilmente anche per la costruzione di un alibi si trovarono, stando al racconto dei sopravvissuti, a pranzo per dileguarsi rapidamente appena giunta la notizia dell’eccidio.

Una giustizia che stiamo ancora aspettando

E’ un particolare importante questo, perché i boss erano preoccupati della reazione dei contadini in una fase in cui i nervi erano tesi e le armi diffuse. Ma giunse un atto di responsabilità da parte dei vertici del movimento politico e sindacale che per non far passare in secondo piano la strage rispetto alla reazione, si adoperarono per far calmare gli animi e così avvenne grazie al miraggio di una giustizia che stiamo ancora aspettando.

L’effetto immediato fu che Scelba addossò tutte le colpe al bandito Giuliano da subito e parlò di evento non politico e non inserito in un contesto più ampio.

Il secondo effetto fu l’assalto continuo a Camere del Lavoro e Sezioni del PCI e l’effetto strutturale fu che le sinistre non vinsero più le elezioni in Sicilia per tutta la Prima Repubblica.

Il bandito Salvatore Giuliano

Lo spontaneismo vissuto come nemico

Probabilmente la presa di posizione fu dovuta anche al fatto che ci si trovava nell’isola dei fatti di Bronte e dei contadini che si inalberano con dei mafiosi dopo essere stati mitragliati sarebbe stato, come si dice… un po’ choosy, ma il tutto si inserisce nella lunga tradizione di dimostrazioni di responsabilità che non trovano uno speculare riscontro da parte delle classi dirigenti, pubbliche e private. Queste ultime private solo nella distribuzione degli utili.

Forse frutto della volontà di incanalare e di dirigere e programmare tutto, troppo spesso lo spontaneismo è stato vissuto come nemico. Ricordiamo lo scetticismo verso gli Arditi del Popolo che a differenza di altri avevano bloccato i fascisti a Parma e solo Gramsci (non a caso) ne vedeva le potenzialità. E abbiamo visto come è andata a finire quando Monarchia, vecchia classe politica e Vaticano hanno ritenuto di poter usare il fascismo.

L’assunzione di responsabilità a senso unico

Non fu nemmeno un caso che Longo trovò forti resistenze interne quando aprì le stanze del Partito Comunista al movimento studentesco .Non dico che la furia cieca debba essere strumento di lotta politica per chi auspica un mondo migliore ma ci fosse una volta in cui arriva il tanto agognato premio, che si parli di Ius Soli, di fisco più equo (magari conforme alla Costituzione), della flessibilità del mercato del lavoro, della Guardia Costiera Libica o di rapporti con l’Europa che non ci si trovi di fronte alla richiesta della tanto decantata responsabilità. Sempre unilaterale, sia chiaro.

Ma cosa ci spinge a stare sempre calmi e a ritenere che si debba lottare solo a fronte di una vittoria già depositata presso un Notaio? Siamo veramente più responsabili come quei bambini ai quali viene spiegato che è il più intelligente che deve fare un passo indietro? Abbiamo un qualche complesso per il quale temiamo di essere additati come stalinisti e di essere esclusi da tutto e quindi che le nostre istanze vengano completamente abbandonate?

Forse rinunciamo a capire

Joe Biden su questo punto non pare essere molto sensibile ma lui è solo il Presidente degli Stati Uniti. Oppure siamo semplicemente degli imbecilli che non capiscono che rinunciare in un giorno a un qualcosa per il quale si è lottato decenni non può essere definito realpolitik?

Francamente preferirei sapere che siamo conniventi e ci piace servire i padroni a tavola nella speranza di sederci una volta, ed essere come Fantozzi e Filini alle prese con il tordo. Avrebbe sicuramente più senso.

Nel frattempo abbandoniamo l’Internazionale e intoniamo “Ho visto un Re” e ricordiamo al nostro popolo che noi villani sempre allegri dobbiamo stare perché il nostro piangere fa male al Re, al ricco e al Cardinale… e pure al mafioso…

Massimiliano Giordano