La condanna di Olga Misik, simbolo della generazione anti-Putin

Olga Misik, la nuova Politovskaja, la Sophie Scholl del Cremlino, è stata condannata. Sul suo profilo Instagram ha scritto: “Non prometto che vinceremo domani, dopodomani, tra un anno o dieci anni. Ma un giorno vinceremo, perché l'amore e la giovinezza vincono sempre. Il sole splende ancora!” (Lara Minelli)

čuda ne slučilos’”, il miracolo non è avvenuto” scrive sul suo profilo Instagram il giorno dopo la condanna Olga Misik, la diciannovenne russa, conosciuta come la devuška s Konstitučiej, la ragazza con la Costituzione: “hanno dato limitazione della libertà a tutti, come ha chiesto la procura”.

Una parrucca, la toga da giudice, una rosa bianca e un sorriso sul volto quasi volesse dire “io non ho paura. È tutta una porazitel’n’yj fars, sorprendete buffonata!”. Così si è presentata martedì 11 maggio al Tribunale distrettuale moscovita Tverskoj (lo stesso tribunale che ha visto sul palco degli imputati Aleksej Naval’nyj o le Pussy Riot solo per citarne alcuni) Olga Misik, la nuova Politovskaja, la Sophie Scholl del Cremlino, già ai domiciliari da nove mesi.

L’accusa: vandalismo ai danni del tribunale e della procura moscovita

L’estate scorsa, come reazione alla condanna di alcuni ragazzi del movimento di protesta Novoe Velichie (la Nuova Grandezza, considerato estremista), Olga con gli amici Igor Basharimov e Ivan Vorobievskij aveva incollato alcuni manifesti sulla facciata del procuratore generale e del tribunale Ljublinskij di Mosca. Sul bianco spiccava il rosso della vernice e a chiare lettere cirilliche: “Ваша кровь на наших руках, il nostro sangue è sulle vostre mani”, “Долой кривосудие, abbasso la giustizia” e una citazione dalla Bibbia: “Обвиняющий праведного – мерзость пред Господом, chi accusa il giusto è un abominio davanti a Dio”.

Un filo sottile di vernice colato sul muro della Procura (la vernice era lavabile ed è stata subito rimossa dalle guardie) è bastato per far accusare Olga, Igor e Ivan di vandalismo (reato che in Russia prevede fino a 3 anni di carcere) per un danno pari a 3.500 rubli, corrispondenti a circa 47 euro, somma sufficiente per avviare un processo penale. Da lì a seguire una decina di condanne, volte ad intimidire e limitare la libertà di azione e manifestazione. A solo un anno di distanza il caso è divenuto di rilevanza federale.

“Sorridi se sei contro Putin”

La condanna: la “restrizione della libertà” come sanzione al vandalismo. Così prevede il codice penale

Martedì 11 maggio arrivano le condanne: Olga Misik due anni e nove mesi, Igor Basharimov e Ivan Vorobievskij un anno e nove mesi.

Così la giovane giudice del tribunale distrettuale moscovita, Maria Buraja, ha emesso la sentenza contro i tre giovani, appellandosi all’articolo del codice penale sul vandalismo, basandosi su quelle che a parere dell’Ong per i diritti umani Memorial erano prove falsificate.

L’articolo, spiega l’avvocato Dmitry Piskunov a Kommersant (ritenuto il maggiore quotidiano politico-finanziario del Paese), è molto usato in Russia negli ultimi dieci anni: “Nel 2010 i tribunali si sono espressi allo stesso modo ben nove volte. Tuttavia 30-40 verdetti di questo tipo sono emessi in Russia ogni anno. Può anche non sussistere alcun danno reale, ma se le autorità giudiziarie si reputano offese possono, in base all’articolo, avviare un procedimento penale”.

L’avvocato Dmitrii Zakhvatovsu Twitter scrive: “È un peccato che la giudice Buraja non abbia trovato il coraggio di pronunciare un verdetto legittimo. Un’assoluzione avrebbe parzialmente ripristinato la fiducia del pubblico nel sistema giudiziario. Ma non è così. Chiederemo l’appello”.

Olga Misk legge la Costituzione

I giovani saranno costretti a rispettare rigide misure di “limitazione della libertà” che non gli permetteranno di lasciare il comune di residenza, se non uscire entro i suoi confini secondo l’orario di coprifuoco concesso. Ma saranno soprattutto privati della libertà principe e naturale, quella legata alla loro età: la libertà dell’essere giovani, il vedersi, il conversare, il comunicare con il mondo esterno tramite i social o il cellulare, poter studiare, persino andare semplicemente al cinema, ad un concerto o al kafè. Olga a Novaja Gazeta (uno degli editoriali russi più autorevoli.

Le inchieste sulla corruzione nella Russia di Putin

Rilevanti le inchieste su casi di corruzione nell’esercito e sulla condizione dei civili ceceni. Fra le firme si ricorda Anna Politkovskaja e le sue inchieste sulla guerra in Cecenia contro il governo, assassinata nel 2006 a Mosca in circostanze ancora dubbie): “Lo considero più di una privazione della libertà che non. Distrugge completamente la mia vita quotidiana. [..] Nessuno ha nemmeno il permesso di inviarmi lettere. Sono assolutamente tagliata fuori dal mio ambiente abituale e dalla mia quotidianità. Questa misura preventiva mi ha tolto tutto quello che avevo”.

Lara Minelli

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