La corrente del Golfo non è mai stata così debole, le conseguenze saranno disastrose

In The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo, Dennis Quaid e Jake Gyllenhaal si trovavano a lottare per la sopravvivenza in un Nord America completamente congelato a causa dell’indebolimento della corrente del Golfo, per un effetto inaspettato del riscaldamento globale. Nel film di Roland Emmerich tutto accadeva in poche ore: le navi rimanevano incagliate nel ghiaccio e chi si trovava all’aperto moriva assiderato.

Precipitazioni estreme e innalzamento del livello del mare

Oggi molte persone avranno ripensato a quelle scene leggendo sui giornali l’ultima notizia dal fronte climatico. L’allarme è stato lanciato a qualche giorno fa, con la pubblicazione su Nature Geoscience di uno studio condotto dai ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research e dell’Irish Climate Analysis Unit della Maynooth University: la corrente del Golfo – parte dell’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC) – è più lenta e debole che mai. Addirittura, sta toccando i minimi assoluti rispetto agli ultimi 1600. Un dato inquietante, che potrebbe tradursi in precipitazioni estreme, innalzamento del livello del mare e, soprattutto, eventi imprevedibili.

Ad agire è il riscaldamento globale

Come ha spiegato l’oceanografo e climatologo Stefan Rahmstorf su Twitter in un thread molto dettagliato, gli studiosi hanno preso in considerazione e confrontato tra loro diversi aspetti: la velocità della corrente, la massa d’acqua che coinvolge, il calore trasportato.

Questo indebolimento progressivo della corrente del Golfo era stato predetto da diversi modelli climatici: si parlava già da tempo di uno “warming hole” e di un “cold blob” per riferirsi ai nuovi percorsi intrapresi dalle acque dell’Atlantico. Che sia il riscaldamento globale ad agire sulla corrente del Golfo è quindi indubbio.

Rahmstorf, che è uno dei coautori dello studio, già nel suo articolo The underestimated danger of a breakdown of the Gulf Stream System pubblicato su RealClimate aveva spiegato che, per capire quello che sta succedendo, bisogna partire da un presupposto: le dinamiche della corrente del Golfo si trovano sempre più vicine a un punto di non ritorno, a causa dello scioglimento dei ghiacci artici. Scrive Rahmstorf: “L’acqua dolce si riversa continuamente nell’Atlantico settentrionale attraverso precipitazioni, gettito dei fiumi e scioglimento dei ghiacci. L’approvvigionamento di acqua salata dal Sud, attraverso la corrente del Golfo, bilancia le immissioni di acqua dolce. Se tuttavia questa corrente rallenta, la quantità di sale si abbassa e la superficie dell’Oceano diventa meno salata. L’acqua meno salata è più leggera e quindi non affonda facilmente. Oggi, visto che è questa stessa discesa verso il basso dell’acqua di superficie a guidare la corrente del Golfo, il flusso continua a indebolirsi. È un tipico punto di non ritorno”. Ma quali conseguenze porterà con sé questa metamorfosi?

Le conseguenze della metamorfosi

Levke Caesar, altra coautrice dello studio, ha dichiarato: “I modelli suggeriscono che se il riscaldamento globale continua, la Corrente del Golfo potrebbe rallentare fino al 45% entro l’anno 2100. Se il meccanismo si esaspera, può instaurarsi un circolo vizioso tale che anche fermando il riscaldamento globale non si riuscirà a impedire il rallentamento”. Gli effetti sul nostro Pianeta sono ancora più spaventosi rispetto al congelamento lampo di The Day After Tomorrow. Perché sono imprevedibili, variabili e, almeno per il momento, ingestibili. “Il clima, così” continua Caesar “diventerà sempre più instabile”. Eventi meteo estremi, tornado, uragani, ondate di caldo e freddo: secondo i ricercatori le conseguenze saranno molteplici, e finiranno per innescare a loro volta altri mutamenti nell’equilibrio terrestre. Molto probabilmente, il livello del mare salirà negli Stati Uniti, mentre in Europa aumenterà la frequenza delle tempeste. Senza contare che una corrente del Golfo modificata nell’Atlantico potrebbe influenzare l’intera circolazione oceanica, inaugurando un’epoca densa di rischi e di incertezza.

Chiara Spallino