La “Marchesite”, il virus mai sconfitto

Uno spettro si aggira per l’Italia, lo spettro della “marchesite”. Si tratta di un’epidemia provocata da un virus la cui diffusione è difficile da datare, ma le cui origini si perdono sicuramente nella notte dei tempi.

La manifestazione di chi ha contratto il morbo è stata sintetizzata magistralmente nel film “Il marchese del Grillo” nella famosa frase che il protagonista, interpretato da Alberto Sordi, pronuncia per giustificare il diritto ad assumere il suo atteggiamento: «Io so io e voi nun siete un cazzo».

La “Marchesite”, il virus mai sconfitto

A manifestare i segni dell’infezione sono sempre più persone, che afferiscono principalmente al mondo politico, giornalistico e delle professioni che, in occasione di una epidemia più recente, quella in corso da coronavirus, stanno facendo a gara per dimostrare che contrarre la “marchesite” ti evita lo stigma dell’appestato, rinforzando il concetto di malattia di elite, riservata a pochi.

Matteo Renzi in Bahrean

Renzi è Renzi e noi non siamo un c…

Partiamo dalla politica. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, senatore della Repubblica italiana, ormai settimanalmente esce dall’Italia per raggiungere un paese arabo (sembra preferire quelli con regimi dittatoriali che a lui ricordano tanto il Rinascimento italiano – ma su quali libri di testo avrà studiato al liceo?). A tutti coloro che gli fanno notare che sarebbe opportuno che un esponente del parlamento fosse d’esempio per tutti gli italiani, cromaticamente più o meno blindati, lui si difende (quando non querela), sostenendo che i suoi viaggi all’estero sono a proprie spese e che il suo status di parlamentare gli consente la possibilità di andare all’estero.

Nulla da eccepire, se non fosse che Renzi non ha mai chiarito il perché del suo viaggio a Dubai e a un semplice cittadino italiano risulta incomprensibile il nesso tra la presenza nel paddock Ferrari la scorsa domenica in occasione della gara di Formula 1 in Barhain e il suo mandato di senatore. Ma è qui che si manifesta la marchesite: Renzi è Renzi e noi non siamo un c….

Andrea Scanzi

L’ipocondria del marchese Scanzi

Prendiamo poi il saltafila Andrea Scanzi (al quale ieri sera è stata interdetta la consueta partecipazione al talk “Cartabianca” per decisione del Comitato etico della Rai). Sul “Fatto” di ieri Marco Travaglio, in risposta alla lettera di un lettore che chiedeva come mai non avesse preso ancora posizione sulla vicenda, rispondeva che Scanzi è notoriamente un ipocondriaco rispetto al coronavirus e che il suo peccato – quello di farsi inoculare una dose di vaccino Astrazeneca senza averne diritto, – in fondo è un peccatuccio veniale. L’errore di Scanzi sarebbe stato, per Travaglio, quello di dare troppa pubblicità alla vicenda (per dovere di cronaca, a criticare tout court Scanzi è stato da subito Peter Gomez, direttore del Fattoquotidiano.it).

Secondo la ricostruzione della Asl di Arezzo, quella alla quale Scanzi fa riferimento, il giornalista avrebbe esercitato pressioni, con diverse telefonate, per candidarsi a farsi iniettare una dose di vaccino qualora si fosse corso il rischio che a fine giornata andasse sprecato. Nobile intento: ma se a telefonare all’azienda sanitaria fosse stato il signor XY (ammesso che fosse riuscito a procurarsi il numero del direttore), gli avrebbero consentito di saltare la fila? Sicuramente no, ma Scanzi è Scanzi e gli altri non sono un cazzo.

Il titolo di marchese ad avvocati e giornalisti

Sempre in Toscana, che divide con la Sicilia, il non invidiabile record di aver vaccinato il minor numero di anziani over 80 in rapporto alla popolazione, sono stati vaccinati avvocati neppure tanto avanti con l’età (in un programma tv è comparsa perfino una praticante legale di 26 anni che aveva già ricevuto la prima dose). Non solo nella “rossa” Toscana. In altre regioni (la marchesite non guarda il colore politico, governa con ampie convergenze da molto prima dell’era Draghi) è stata precedenza a categorie in base alla corporazione di appartenenza (giornalisti, personale giudiziario e altro).

Forse, però, siamo noi ad aver dimenticato che viviamo nel paese dove vige la legge del “Mi manda Picone”, abituati a chiedere favori anche quando stiamo esercitando un nostro diritto. Che sia un effetto collaterale del non essere un cazzo?

Antonio Murzio