Mimmo Lucano, in tasca gli hanno trovato solo la sua umanità

Mimmo Lucano io l’ho conosciuto nel 2009. Mi aveva passato il testimone di Riace Agostino Riitano, il primo a capire con anni d’anticipo a cosa stavamo assistendo.

Sono arrivata in quel borgo che per lui ero solo una voce: praticamente nuova nel mondo del giornalismo, lo aspettavo in piazza davanti al Comune.

Lo vidi arrivare, ma prima di potermi spostare da dove stavo seduta un paio di ragazzi, scappati da chissà dove e finiti lì per chissà quale fortuna, gli si avvicinarono.

L’unica “truffa” di Mimmo Lucano

Li ho visti parlottare per qualche minuto, poi Mimmo mise mani al portafogli, tirando fuori dei soldi – di tasca sua – per darli a loro. Ecco, questa è la truffa di Mimmo Lucano allo Stato: se qualcuno chiedeva qualcosa era lui a dargliela, perché lo Stato, spesso, era in ritardo, lasciando ai suoi rappresentati nei luoghi più sperduti di un Paese che è fatto di disparità il compito di arrangiarsi. Lui, che oggi magari non mette insieme il pranzo con la cena

Ero lì tante volte – tante, credetemi – quando ad uno sbarco qualsiasi la prefettura di Reggio Calabria lo chiamava per chiedergli – imporgli, diciamo meglio – di trovare subito (“subito!”) 100, 200 posti letto per i poveri sventurati che arrivavano a frotte sulle coste in cerca di vita. E lui, che semplicemente chiedeva come potesse fare per aiutarli, apriva le porte, dicendomi sempre: dove mangiamo in 100 mangiamo anche in 200. Manco avesse dovuto aggiungere un posto a tavola soltanto. E lì ci rimanevano per giorni, settimane, mesi, alcuni anni, magari senza che ciò si traducesse in un concreto aiuto da parte di chi stava fuori dalle porte di Riace.

Lucano risolveva problemi, la prefettura metteva su tendopoli

Quella stessa prefettura l’ho vista lamentarsi perché per accogliere quei poveri cristi non aveva fatto prima un bando. Mi domando che tempistiche record si aspettassero da quell’uomo che compulsavano di giorno e di notte per risolvere i loro di problemi. Perché poi mica lo aiutavano in questo, no: erano impegnati a mettere su tendopoli dove la gente, negli anni, è morta tra roghi e degrado.

Quello è un modello d’accoglienza che va bene a tutti: mettere da parte gli uomini per non vederli, per non occuparsene. Spostati come pacchi, scambiati come figurine. Erano occupati a fare sopralluoghi nei quali un filo scoperto valeva più di una vita salvata.

In tasca a Lucano hanno trovato solo la sua umanità

Gli hanno trovato qualcosa in tasca, oltre la sua umanità? Ne dubito, credo che abbiano trovato solo il rancore di chi ha complottato per farlo finire così, le stesse persone che invece in tasca qualcosa l’hanno messa eccome. Ma questa è un’altra storia che forse nessuno vuole raccontare.

Oggi esultano tutti quelli per cui l’umanità è una cosa burocratica, da decidere a tavolino. Ma l’umanità oggi è morta in un’aula di tribunale.

Se quelle persone invece di aiutarle le avesse ammazzate beh, statene certi, lo avrebbero condannato a qualcosina in meno.

Simona Musco

L’autrice, giornalista del quotidiano “Il Dubbio”, è originaria della Locride ed ex redattrice di “Calabria Ora”.

Nella foto è con l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano.