Nazionale, non scendiamo dal carro dei vincitori

Prendersela con il ct Roberto Mancini sarebbe troppo facile: significherebbe avere la memoria corta. (Vincenzo Crocitto)

La nazionale italiana di calcio dovrà giocarsi l’accesso ai mondiali del Qatar tramite un playoff che si preannuncia sanguinoso, visto il precedente tragico (calcisticamente parlando) del 2017 contro la Svezia. Dopo aver dominato il proprio girone, la squadra di Roberto Mancini è incappata in uno strano pareggio con la Bulgaria che ha poi condizionato il resto del cammino.

È vero, due rigori sbagliati con la Svizzera se fossero stati segnati avrebbero generato una storia diversa, ma nel calcio, come nella vita di tutti i giorni, serve anche una botta di sedere che non sempre arriva. Il suddetto sedere, va detto, ci ha molto aiutati nel corso del campionato europeo appena vinto. Non andare ai mondiali sarebbe gravissimo, ma è il momento di unirsi, non scendere dal carro dei vincitori per contestare, ma analizzare con mente lucida quando accaduto alla nazionale dopo l’europeo.

Eravamo quattro amici al bar

Per argomentare al meglio la mia riflessione, cito un episodio che mi vede protagonista alla fine del mese di luglio scorso. Ero tornato a vivere a Bari da pochissimo e una sera sono andato a bere una birra con tre amici che non vedevo da tempo. Si parlava di tutto, come sempre. Quando il tema della discussione è passato sulla nazionale di Mancini sono entrato in cattedra pure io: sono stato una voce fuori dal coro. Per me l’Italia aveva vinto sì meritatamente gli europei, ma senza essere dominante come molti dicevano. Per me i ragazzi avevano avuto una botta di sedere e forse anche due. Durante i gironi eliminatori e soltanto nella gara con il Belgio abbiamo fatto gare importanti. Per il resto ci è andata bene: con l’Austria abbiamo sofferto e siamo stati salvati dal Var. Con la Spagna ci abbiamo capito poco e siamo stati bravi a reggere sino ai rigori. Con l’Inghilterra è stata una partita brutta, forse lo penso solo io. Il fatto di aver palleggiato nella loro metà campo con i nostri difensori centrali non ci rende di certo meritevoli di vittoria. Sono stato subito smentito dagli amici al bar, ma dentro di me ho sempre saputo di avere in parte ragione. Detto questo, bisogna fare qualche passo indietro per capire i difetti di questa nazionale.

Mancini ha fatto il possibile

Prendersela con il ct Roberto Mancini sarebbe troppo facile: significherebbe avere la memoria corta. In Italia però sarebbe facile averla, visto che c’è gente che sogna Silvio Berlusconi Presidente della Repubblica. Mancini ha fatto un miracolo sportivo, ha scommesso anche su giocatori di realtà poco conosciute, ha dato anima a un gruppo, però ha dovuto fare i conti con tanti infortuni, pochi ricambi di qualità e il vecchio problema che i settori giovanili sfornano talenti solo per le serie minori, insomma non si ha il coraggio di lanciarli subito nel grande calcio. Non abbiamo un centravanti devastante come possono vantare nazionali come la Norvegia (Haaland) o la Francia (Mpabbè).

Avremmo dovuto usare questi anni per costruirci in casa un talento del genere e invece, siamo sempre lì: le nostre squadre top del campionato hanno quasi tutte bomber stranieri. In Italia il talento viene tenuto in naftalina. Il coraggio di Mancini quindi ha fatto a cazzotti con la realtà. I nostri vicini spagnoli invece non hanno avuto lo stesso timore. Luis Enrique, ct della Spagna, si è tappato le orecchie e in pochi mesi ha lanciato giocatori come Pedri o Gavi che sono nati nel nuovo secolo. E ha costruito una nazionale che potrebbe essere dominante nei prossimi anni con i vari Llorente, Pau Torres, Laporte, Dani Olmo etc etc etc… La Francia fa lo stesso da sempre: un mix di esperienza e giovani di spessore. Noi, quando impareremo la lezione?

Vincenzo Crocitto

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