Niente carcere, ma solo se chi deve andarci si chiama Fabrizio Corona

Se mettono in carcere Fabrizio Corona, tutti pronti a difenderlo. Quando a finire dietro le sbarre è una persona che ha dignità da vendere, tutti tacciono. Vergognosamente,

Ieri ho pubblicato la storia di Claudio Bottan, finito in carcere per un reato risalente al 2008. Mi sarei aspettato non dico una levata di scudi, ma almeno qualche commento sulla sua storia.

Me lo sarei aspettato soprattutto da parte dei tanti che, ogni volta che il giudice di sorveglianza decide di revocare i domiciliari, a Corona sono pronti a commentare che si tratta di un’ingiustizia, che non ha ucciso nessuno, che i veri delinquenti sono fuori mentre lui è oggetto di una vera e propria persecuzione da parte dei giudici, e altre amenità del genere.

Claudio Bottan e Simona Anedda con Papa Francesco

Niente carcere, ma solo se chi deve andarci si chiama Fabrizio Corona

Invece, niente. Nessuno ha proferito parola sul fatto che Claudio sia stato riportato in carcere (dove in passato aveva scontato, per intero, una pena a cinque anni), nonostante nel frattempo avesse fatto un percorso vero di riabilitazione.

Per questo mi suonano ancora più beffarde le parole che mi ha scritto la prima volta dal carcere: “guarda che io non sono Corona, di me non si interesserà nessuno”.

Infatti, Claudio Bottan non è Corona, ma è una persona che all’ex agente fotografico potrebbe tenere un corso di dignità.

Nessuna sceneggiata a favore di telecamere

Quando sono andati a prelevarlo, lui non ha fatto sceneggiate a favore di obiettivi e telecamere, non ha finto atti di autolesionismo. Non ha cercato di farsi passare per pazzo perché i suoi avvocati potessero impugnare il provvedimento ritenendo la detenzione in carcere incompatibile con il suo stato psicologico.

Io non entro nel merito dei motivi che lo hanno riportato dietro le sbarre, so soltanto che se dovesse scontare la pena definitiva di sei anni vorrebbe dire che Simona, la sua compagna, costretta su una sedia a rotelle dalla sclerosi multipla, e di cui lui era diventato il caregiver, peggiorerà la sua già fragile condizione.

E’ vero, le sentenze vanno rispettate, le pene espiate, Ma il carcere, nel nostro ordinamento, deve puntare alla rieducazione del detenuto e non al suo annichilimento,

Claudio non vuole sottrarsi alla giustizia

Claudio, che come lui stesso ha scritto, dopo i cinque anni di carcere non ha mai preso una multa nemmeno per divieto di sosta, e andava nelle scuole e nelle università a raccontare la sua esperienza di detenuto (tra l’altro, gli educatori del penitenziario in cui aveva scontato quella pena hanno confermato in una relazione l’avvenuto “recupero”) non vuole sottrarsi alla giustizia.

Lui è in carcere per bancarotta: quindi, anche lui, come Corona, non ha ammazzato nessuno. Ma state certi che Giletti non lo inviterà in televisione perché non è un pagliaccio. Sono stati dati i domiciliari a personaggi che hanno commesso il suo stesso reato, E, in alternativa, potrebbero concedergli la semilibertà: uscire al mattino per poter assistere Simona e rientrare in cella la sera. Per esempio.

Il vostro silenzio è vergognoso

Ma lui non è Fabrizio Corona. E voi tutti, garantisti dei miei stivali, vergognatevi del vostro silenzio. Perché siete solo dei burattini che si fanno muovere i fili da giornali e televisioni, ma in fondo, in fondo, per chi ha una dignità, soprattutto se silente, buttereste tranquillamente via le chiavi della cella.

Ci risentiamo la prossima volta che rimetteranno in carcere il vostro amato delinquente con i vostri piagnistei. Ci sarà da divertirsi a ricordarvi la vostra imbecillità.

Antonio Murzio

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