Patrizia Baffi, prendi i voti e scappa

Molti avranno letto la notizia: eletta con i voti del Pd, passata a Italia Viva, ieri la consigliera regionale lombarda Patrizia Baffi è entrata ufficialmente in Fratelli d’Italia.

Non che nel Lodigiano – la signora è di Codogno – la cosa abbia suscitato particolare clamore. Erano mesi che la signora Baffi mostrava un’attrazione fatale per il centrodestra: dai selfie con l’ex assessore al Welfare Giulio Gallera alla decisione di astenersi sulla richiesta di una commissione regionale di inchiesta sulla gestione della pandemia, fino ad arrivare alla partecipazione alla festa sovranista dei meloniani a Lodi.

Patrizia Baffi, prendi i voti e scappa

Qualche illuso aveva perfino pensato: la Baffi sì che ha coraggio, se non ha paura di andare a confrontarsi col nemico direttamente a casa sua. In realtà la fiamma era già nata, quella stessa fiamma tricolore che ieri le ha fatto da sfondo, che lei, iscritta all’Anpi di Codogno – forse non sa che è il simbolo del vecchio Movimento sociale, una fiamma che arde su una bara da cui l’ideale fascista che si credeva sepolto, risorge.

Patrizia Baffi ha giustificato la giravolta politica sostenendo che la sinistra in Italia è lontana dalla gente e che le sue scelte sono solo dettate da pragmatismo. Arrivando a sostenere perfino che anche se è confluita in Fratelli d’Italia, lei fondamentalmente rimane una renziana. Per amore di Renzi aveva accettato di candidarsi nel Pd, per amore del senatore di Scandicci era passata a Italia Viva e con l’amico di Bin Salman nel cuore è passata armi e bagagli ai nipotini del Duce. Sarebbe carino sapere cosa ne pensa il segretario nazionale di Italia Viva, se non fosse troppo preso con la sua nuova società di consulenza appena costituita con sede a Roma.

Dall’Anpi ai nipotini del Duce

In Italia non esiste il vincolo di mandato, l’obbligo per il quale se vengo eletto in una determinata formazione politica, se cambio idea durante la legislatura, sono costretto a dimettermi. Per cui posso essermi presentato alla elezioni ventilando il mio antifascismo come valore e poi, con molta disinvoltura, passo armi e bagagli tra quelli che pensano che la Liberazione sia una ricorrenza superata da festeggiare.

Sarà interessante vedere, per esempio, se la signora Baffi quest’anno presenzierà alla manifestazione in ricordo dell’eccidio dei Martiri del poligono di Lodi (una delle tante brutte pagine del fascismo, che ricorda il 22 agosto 1944, quando al Poligono di tiro vennero fucilati cinque partigiani), come ha fatto lo scorso anno. Oppure si accoderà all’improvvida affermazione dell’assessore Buzzi (Fratelli d’Italia) che nel 2017 sostenne che “commemorare i martiri del poligono è anacronistico”.

La consigliera Baffi alla manifestazione in memoria dei Martiri del Poligono di Lodi nell’agosto dell’anno scorso (foto: Comune di Lodi)

L’imbarazzo del Pd

Il Pd del lodigiano ha chiesto a Patrizia Baffi un gesto di coerenza, le dimissioni. Qualcuno nel partito ha fatto autocritica, ma senza mai fare i nomi di chi la sua candidatura ha voluto. E di chi non poteva non avallarla, l’attuale ministro della Difesa ed ex sindaco della città Lorenzo Guerini.

Per quanto riguarda la signora Baffi – che ha seguito le orme di una ex vice di Guerini, Giuliana Cominetti, anche lei passata a Fratelli d’Italia, dopo una serie di saltelli tra varie formazioni politiche – ci preme dirle che essere pragmatici vuol dire essere con i piedi saldamente piantati per terra. Un requisito che non è delle bandieruole al vento. In questo caso si chiama opportunismo.

Antonio Murzio