Perché il leghista Durigon dovrebbe dimettersi da sottosegretario

Claudio Durigon, sottosegretario leghista all’Economia, in un video pubblicato da Fanpage.it assicura a un interlocutore non riconoscibile nella sequenza che su “quel generale possiamo stare tranquilli, lo abbiamo messo lì noi”.

Quell’ufficiale al quale il coordinatore per il Lazio del partito di Matteo Salvini è un generale della Guardia di finanza (Corpo che dipende dal ministero dell’Economia) ed è quello che sta svolgendo indagini proprio sulla Lega in merito alla vicenda dei fondi neri alla Lega in Lombardia.

Perché il leghista Durigon dovrebbe dimettersi da sottosegretario

L’inchiesta che Fanpage.it ha affidato al suo team si intitola “Follow the money”, “Segui i soldi”, che, come spiegava il giudice Giovanni Falcone, era l’unica strada per risalire alla provenienza di capitali illeciti, frutto di attività malavitose o mafiose.

E di collegamenti con i clan mafiosi degli zingari di Latina, città di origine di Durigon, si parla anche nell’inchiesta.

I legali del sottosegretario hanno annunciato ieri una decina di querele in seguito alla diffusione della prima puntata dell’inchiesta del giornale on line, che ricostruisce l’ascesa di Durigon, grazie al sindacato di centrodestra di cui era vicesegretario generale. Ci sono suoi ex colleghi sindacalisti che parlano di numeri di tesserati gonfiati (ne risultano 1milione e 800 mila) quando la cifra reale si avvicinerebbe a solo 7’omila iscritti.

Le accuse degli ex sindacalisti dell’Ugl a Durigon

Grazie al numero di tessere dichiarato, l’Ugl si è accreditato come quarto sindacato nazionale, dopo Cgil, Cisl e Uil, e ha ottenuto la possibilità di sedersi ai tavoli istituzionali di confronto (sono stati ricevuti anche da Mario Draghi quando era presidente del Consiglio in pectore). E ha cominciato, di fatto – lo testimoniano gli intervistati ex Ugl che ci mettono la faccia – a interloquire con la Lega di Matteo Salvini, trasformando la propria sede nel quartier generale della Lega a Roma.

Se su queste e altre accuse vale il principio della presunzione di innocenza, ammesso che sia possibile configurare un reato, sulla questione del generale della Guardia di finanza il problema si propone in tutta la sua gravità da subito.

Sulla vicenda tutti tacciono, tranne pochissimi

Eppure, tranne l’ira dei parlamentari 5 Stelle, alcune dichiarazioni del Pd, di Carlo Calenda e di altri partiti minori, non sembra che aver palesato un evidente conflitto di interessi (ricordiamo, la Gdf dipende dal ministero di cui Durigon è sottosegretario) debba avere conseguenze.

Nessuna dichiarazione del “diretto superiore” di Durigon, il ministro dell’Economia Daniele Franco, uno dei tecnici chiamati al governo da Draghi, né, tantomeno, una sola parola proferita in proposito dal presidente del Consiglio.

Per i giornali non è una notizia interessante

Mi aspettavo che stamattina non dico tutti, ma molti dei giornali in edicola, avrebbero aperto con la notizia o almeno l’avrebbero messa in prima pagina. Sfogliandoli, invece, si scopre che solo La Notizia e Il Fatto hanno ritenuto gerarchicamente prioritaria la notizia (così come Il Manifesto). Idem ieri sera, quando ho sentito pronunciare il nome Durigon durante un talk in tv. Sono andato sulla home page di Corriere e Repubblica, ma la notizia più importante per loro erano i 6 gol presi dalla Roma in coppa.

Sono andato sul sito Dagospia, che spesso mette notizie di politica (a proposito, quand’è che qualcuno lo denuncia per definire Mattarella “la mummia sicula”? Non esiste più i lreato di vilipendio al Capo dello Stato?”. Ma anche lì nessuna traccia.

Su tutti gli altri giornali oggi nessun accenno (figuratevi se Libero, La Verità e Il Giornale lo mettevano). Eppure, ribadisco, è una vicenda di una gravità inaudita che dovrebbe aprire a Durigon, questa volta, la porta del ministero ci via XX Settembre, ma in uscita.

Durigon si dimetterà? Molto improbabile

E’ vero che in Italia non è uso dimettersi, come avviene in altri Paesi, più civili del nostro, dove ministri hanno lasciato l’incarico anche solo per un titolo in più, mai conseguito, nel proprio curriculum o per una scappatella con l’amante, ma qui parliamo di una persona che grazie al suo potere odierno potrebbe inquinare o indirizzare le indagini sul suo partito.

Durigon si dimetterà? Non credo, a giudicare dall’immediata difesa eretta dal muro social di Salvini, secondo il quale è tutta una manovra per distogliere l’attenzione dal caso del figlio di Beppe Grillo, accusato di stupro, e quindi dei 5 Stelle. Il classico esempio dello stupido che guarda il dito mentre qualcuno gli indica la luna.

Sarebbe ora di finirla.

Antonio Murzio