Quello che nasconde “Uno sguardo di troppo”

Anche oggi, guardando un telegiornale, un fatto di sangue è stato fatto originare da uno “sguardo di troppo” che ha armato una mano.

E’ passata poco meno di una settimana da quando a Bitonto, in provincia di Bari, un uomo di 41 anni è stato ucciso a pugni da un ventenne in una stazione di servizio. Il motivo? “Uno sguardo di troppo” che la vittima avrebbe rivolto a una ragazza della comitiva dell’assassino.

Quello che nasconde “Uno sguardo di troppo”

Ho deciso così, poco fa, di mettere nella barra di ricerca di Google Notizie “uno sguardo di troppo” ed è impressionante il risultato, come potete vedere dallo screenshot della sola parte superiore della prima pagina:

A prima vista potrà sembravi frutto della mia fantasia, o quantomeno un volo pindarico, ma voglio fare un collegamento con alcuni casi di cronaca recente e non, non solo italiani.

Lo sguardo rifiutato dal talebano

Partiamo dall’Afghanistan: molti avranno visto il servizio dell’inviata del Tg3 a Kabul, Lucia Goracci (per me una delle più brave inviate di guerra italiane) che chiede a un giovane talebano perché non la guardi mentre gli rivolge le domande. La risposta – la potete ascoltare nel video che segue- , è che a lui non è permesso guardare in faccia le donne.

Ma come si fa a fissare il limite di uno sguardo? Quand’è che diventa di troppo? Tornando ai fatti di casa nostra, sembra che la decisione non spetti mai alla donna che è fatta oggetto delle attenzioni (a volte più presunte che vere e usate solo come scintille per giustificare la violenza: non a caso gli aggressori sono sempre uomini, spesso poco più che ragazzi).

Ma chi decide se uno sguardo è di troppo?

A decidere che lo sguardo è di troppo pare sia la logica del branco, che considera possesso anche la semplice amicizia di una donna o di una ragazza, e agisce secondo la logica perversa che muove il gruppo.

Che differenza passa, allora, tra i talebani che oggi dichiarano che le donne non possono fare i ministri perché il loro compito è quello di mettere al mondo i figli, e chi giustifica la sua rabbia incontrollata con uno “sgardo di troppo”? Io riesco a vederci, di diverso, solo la barba, il turbante e la lingua parlata. Perché la lingua “agìta” è praticamente la stessa.

Dietro quello sguardo di troppo c’è ben altro

Riguardo alle donne considerate proprietà dei maschi: nelle ultime ore in Italia si sono verificati numerosi femminicidi (l’ultimo stamattina a Noventa Vicentina). Allora il mio pensiero va a Giulia Galiotto, anche lei vittima del marito, alla quale proprio in questi giorni il suo Comune, Pigneto, nel Modenese, ha deciso di intitolare una strada (a lei e a tutte le vittime di femminicidio). E a sua madre, Giovanna Ferrari, autrice di Giro di Bozze, alla quale va il mio abbraccio.

Antonio Murzio