Seid: il razzismo con lui non c’entra, con gli italiani sì

La lettera di Seid Visin, il ragazzo ventenne suicidatosi, sarebbe stata scritta dall’ex calciatore delle giovanili del Milano non di recente ma addirittura tre anni fa, nel 2018.

La lettera, in cui il ragazzo parla del suo doversi confrontare ogni giorno col razzismo, è diventata – purtroppo – l’ennesima occasione di “dibattito” sui social (ammesso che sui social si possa parlare di dibattito e non di pollaio).

A chi ha utilizzato la lettera di Seid per sottolineare come il razzismo sia molto presente in Italia, fanno da contraltare i post di quanti sembrano quasi esultare perché lo stesso razzismo non avrebbe nulla a che fare con la decisione del ragazzo di porre fine alla sua esistenza. A sostenerlo anche i genitori adottivi del ragazzo di origine etiope.

Seid: il razzismo con lui non c’entra, ma con gli italiani sì

Fermo restando che, colore della pelle o meno, il suicidio, soprattutto di un ragazzo di vent’anni, rimane una sconfitta per tutti, fa rabbrividire questa contrapposizione giocata sulla sua pelle.

Seid non si è ucciso perché stanco del razzismo, è l’assunto di quanti (guarda caso in maggioranza esponenti, simpatizzanti o sostenitori di formazioni politiche che, alimentando la paura del diverso, hanno fatto le loro fortune). Ragion per cui in Italia non esiste una questione razzismo.

«A Chioggia sei un negro di merda»

Eppure, basta sfogliare i quotidiani di oggi per leggere la storia del medico dell’Inps, camerunense, che è stato minacciato a Chioggia durante una visita fiscale. Ecco il racconto che ne fa il Corriere della Sera:

«Succede che avvicina la mano a un bastone mentre ti urla «Negro di merda, da qui non esci vivo», «Non puoi venire in Italia a fare il cazzo che ti pare», «Tu mi firmi che ero in casa o ti spacco la testa», poi ti strappa il tablet dalle mani e lo scaraventa su un muretto rompendolo in mille pezzi. Succede che tutto avviene davanti ai vicini affacciati alle finestre e ai cancelli e, mentre tu chiedi «Per favore chiamate la polizia», «Per favore aprite il cancello», loro ti guardano sghignazzando, si piazzano sulla sedia che lui ci ha messo davanti per bloccarti la strada e si prendono gioco di te «No, adesso te la vedi con lui». Succede che nonostante le tue richieste di aiuto di fronte a un uomo violento, nessuno viene in tuo soccorso o prova a calmarlo. Anzi, mentre tu tenti di chiamare il 112 in un momento di distrazione dell’uomo, le vicine lo informano che hai chiamato la polizia, che hai il cellulare nascosto tra i fogli e lui te lo strappa privandoti della tua unica possibilità di salvezza. Succede che per salvarti la vita vieni obbligato a sottoscrivere il falso e quando finalmente riesci ad allontanarti e a entrare nella tua auto, l’uomo ti raggiunge per dirti «Sei morto, ti vengo a prendere» e con violenza inaudita divelle la maniglia della portiera dell’auto di cui stai pagando le rate, per scagliarla contro il tuo finestrino. E mentre tu tenti di andartene, un altro vicino gli offre un passaggio in moto per inseguirti mentre scappi. Perché sei nero. Non importa se sei la persona più buona e corretta del mondo, se ti sei laureato in medicina a Padova, se parli italiano meglio di un madrelingua, se ti presenti sul lavoro sempre ben vestito e con un cartellino identificativo, se sei sempre cordiale ed educato. A Chioggia sei un nero di m..da».

In Italia non c’è un problema razzismo perché Seid non si è ucciso perché vittima di discriminazione razziale? A me non pare proprio: basterebbe essere onesti verso se stessi e verso gli altri. Ma questo evidentemente la Madonna di Fatima a Salvini ha dimenticato di dirlo.

Antonio Murzio