Sui fatti di Ardea, la malattia mentale e gli stereotipi

Quello che è accaduto ad Ardea è sconvolgente e gravissimo sia per la tragedia in sé, sia per il fatto che l’instabilità emotiva dell’assassino, poi suicida, fosse nota.

La malattia mentale va curata e in questo caso non è stato fatto.

Lo stereotipo comune è quello di assimilare la malattia psichiatrica alla pericolosità, ma ciò non ha alcuna evidenza scientifica: ne sottolinea solo lo stigma.

Le persone con gravi disturbi mentali, pur avendo un’incidenza di comportamenti violenti lievemente più alta, raggiunge un significativo rischio di violenza se associata alla dipendenza o abuso di sostanze.

Sui fatti di Ardea, la malattia mentale e gli stereotipi

La psichiatria non ha in custodia le persone ma se ne fa carico, le cura attraverso percorsi specifici che il SSN dovrebbe offrire nel proprio territorio proprio per non sradicare il cittadino dai propri luoghi.

La legge 180 , oggi criticata, aveva demandato al territorio la cura della malattia istituendo i Centri di Salute Mentale con lo scopo di non ledere la dignità e la qualità della vita delle persone.

Pensare però che i servizi territoriali siano da soli in grado di rispondere in modo univoco alla malattia significa che non si è compreso come la salute sia strettamente correlata al cambiamento culturale del territorio.

Basaglia diceva che una società civile “deve essere capace di accettare tanto la ragione quanto la follia che esiste ed è presente in noi come lo è la ragione”.

L’idea della promozione alla cultura della salute deve partire dal presupposto che l’uomo sia al centro di questa idea e si deve attivare tutto ciò che il territorio possiede per costruire percorsi comuni in cui ognuno possa percorrerli a seconda dei propri tempi, senza dover essere costretto ad andare ad una velocità stabilita dalle convenzioni comuni.

Tragedie che possono verificarsi a prescindere dal disturbo mentale

Non si deve guardare L’altro attraverso le nostre categorie mentali perché ciò ci fa vedere il mondo secondo una visione solo più rassicurante, ma non tiene conto del funzionamento soggettivo di ognuno di noi .

Le tragedie come quella di Ardea purtroppo possono verificarsi a prescindere dal fatto che una persona abbia o meno un disturbo psichiatrico.

Il signor Pignani andava aiutato, la sua famiglia sostenuta nell’affrontare la malattia, ma la mancanza di reciprocità ci porta a guardare e non vedere chi ha bisogno.

È opportuno avvicinare sempre più il cittadino alla cultura della salute mentale cercando di creare una cultura non di emergenza ma di conoscenza, al fine di abbattere il fenomeno più deleterio legato alla salute mentale, il pregiudizio sociale e il relativo stigma.

La reciprocità come antidoto alla solitudine

È opportuno un approccio più solidale iniziando dal proprio quartiere, dalla comunità di appartenenza per poter sostenere chi ha più bisogno di sostegno nell’affrontare i momenti di crisi personale.

La reciprocità è un potente antidoto alla solitudine e un efficace collante per creare relazioni di vicinanza e di solidarietà.

Come diceva Basaglia il cambiamento “deve partire da ciascuno di noi”.

Oggi è più urgente una simile visione che ci tenga in contatto l’un l’altro, vista la solitudine emergente.

Siamo tutti connessi con il mondo e con ciò che accade, ma siamo lontani dal figliolo che in casa sta studiando nella stanza accanto, dall’altra metà della coppia che sta preparando la cena, etc.

Non c’è salute senza salute mentale

Si ha timore di affrontare un percorso psicologico, lo si omette ai conoscenti, si teme il giudizio, a maggior ragione se si parla di psichiatria.

Sembra che il nostro corpo si possa ammalare in ogni parte, cuore, reni, stomaco, si fanno perfino trapianti, ma la parte emotiva è ignota ed è impensabile che possa avere delle incrinature.

La paura delle nostre fragilità non ci permette di entrare in relazione con queste tematiche, a danno di una cultura di conoscenza e di incontri con le altrui e con le nostre incrinature. Non c’è salute se non c’è salute mentale, il monito è quello di non sottovalutare il disagio psicologico – psichiatrico.

“Il cuore allegro giova, come una medicina; ma lo spirito afflitto secca le ossa”.

Proverbio – Antico Testamento

Iole Pitarra

L’autrice, psicologa, è dirigente non medico presso la Asl di Bari